La guerra di Washington e di Oslo
- pier paolo caserta
- 3 gen
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Bombe USA su Caracas nella notte esaudiscono l'invocazione di Maria Corina Machado, che chiedeva di bombardare il Venezuela, il suo Paese. Per amore, diceva, normalizzando così la psicosi bellicista che avvolge l'occidente tecno-capitalistico. Dalle bombe intelligenti alle bombe amorevoli. Il premio Nobel per la Pace alla Machado, salutato con enorme soddisfazione dai progressisti-sessisti in quanto donna, era un concreto atto di guerra che ora si realizza sul campo.
Tutto lo storytelling dell'aggressore e dell'aggredito martellato negli ultimi quasi quattro anni ovviamente verrà dismesso in un istante, perché inapplicabile allo scenario del Venezuela. Altrimenti i liberaloidi dovrebbero schierarsi con Maduro! Invece stanno già lucidando il vecchio arnese dell'esportazione della democrazia, molto più adatto al caso. Del resto è fin troppo facile condurre i tecno-sudditi che si credono emancipati a seguire ogni volta gli appetiti del complesso militar-industriale. Cambia repentinamente la narrazione, la favoletta è però la stessa: l'occidente come ultimo spazio della democrazia e della libertà, che dunque ha ragione sempre e a prescindere, quando attacca e quando si suppone sia stato attaccato. La verità è invece semplice: nel punto di flesso di un ciclo storico, con la transizione al multipolarismo in atto, l'occidente collettivo punta i piedi e produce ovunque recrudescenza.
Nel 1973 gli Usa rovesciarono in Cile il compagno Salvador Allende dando inizio al ciclo neoliberale attuale. Ora, nella fase senescente di quel ciclo, gli Usa cercano di nuovo un cambio di regime in un Paese del Sud America come elemento al suo posto per cercare di ristrutturare la loro leadership. Nella periferia non serve nemmeno mettersi i guanti.





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