Come il capitalismo "filantropico" ha adescato e distrutto la scuola pubblica
- pier paolo caserta
- 4 giorni fa
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Toni entusiastici e autocelebrativi. Certo, non sorprende.
Nulla di tutto questo sorprende.
Al contrario, parole e concetti quali “premi” “prestigiosi” e “innovativi” sono la quintessenza del quadro ideologico all’interno del quale è stata condotta in profondità la distruzione della Scuola pubblica, subordinando la didattica agli interessi e alle richieste del Mercato.
Sarò io prevenuto? Bene, invece di lustrarci l’ombelico della premialità potremmo provare a fare qualche piccola ricerca sulle organizzazioni promotrici e, soprattutto, finanziatrici di questo ricco premio, ambito da docenti tanto attenti all’”innovazione”.
Cominciamo dalla Varkery Foundation, organizzazione non-profit internazionale dedita “al miglioramento degli standard educativi a livello globale”; la sua missione centrale è “garantire che ogni bambino abbia accesso a un’istruzione di qualità attraverso il potenziamento della figura dei docenti”. Che bello, non vi pare? Si prefigge, inoltre, di costruire modelli educativi sostenibili e replicabili, specialmente nelle regioni in via di sviluppo”. Che nobile discorso, no? -Ma la parola “replicabile” è sempre una di quelle che mi fa risuonare acuti campanelli di allarme- Infine, per perseguire i suoi obiettivi, l’organizzazione opera attraverso collaborazioni strategiche con organismi sovranazionali e governi.
Non mi accontento delle dichiarazioni e voglio risalire alla loro matrice finanziaria. È presto detto: il supporto finanziario deriva alla Varkey Foundation dal settore dell’istruzione privata e dal mondo imprenditoriale. In particolare, la fondazione è stata istituita da Sunny Varkey, presidente della GEMS Education, una delle più grandi reti di scuole private al mondo, con sede a Dubai.
Capito? Bastano pochi passaggi per arrivare dai nobili intenti filantropici… a Dubai!
Si tratta, insomma, di quegli ambienti che ibridano le logiche di mercato e la filantropia d’impresa. Il connubio non è soltanto molto ben riuscito: è anche vincente, costituisce l’essenza stessa del capitalismo globalista e cosmopolita. Ovviamente le pose filantropiche, emancipatrici e inclusive di questo tipo di capitalismo non escludono affatto la sua rapacità sulle risorse e il disumano sfruttamento della manodopera e dei lavoratori a bassa qualifica. Proprio Dubai ne è un simbolo.
Bisogna quindi aver chiaro aver che lo scopo del capitalismo filantropico è di natura nettamente antagonista rispetto quello della scuola pubblica. Si tratta precisamente del modello e degli interessi che hanno distrutto la Scuola pubblica e costituzionale; costruendo, al suo posto, una scuola capitalista e neoliberale, plasmata dal “merito”, dalle “competenze”, dal culto dell’Impresa e messa al servizio della volontà di potenza del Mercato.
Non è nemmeno un caso che il "prestigioso premio" in questione abbia sia una sezione per i docenti ("Global Teacher Prize") che una per gli studenti ("Global Student Prize"), perché l'indottrinamento ideologico si rivolge a entrambi.
“Merito”, “competenze”, “innovazione”, “premi” - Enorme rete internazionale di scuole private - Dubai. Un mondo che ruota attorno alla scuola ma si alimenta della rinuncia a essere Scuola. Si ciba del sul corpo. E non mancano mai gli attori educativi che letteralmente non vedono l’ora di portare gli studenti allo spettacolo del loro macello industriale. Non manca chi si appunta medaglie e cerca visibilità sulle macerie del disastro che sta investendo più d’una generazione di discenti. Perché quel disastro non lo hanno capito e decodificato, oppure perché in fondo gli va bene trarne vantaggio. Non so quale opzione sia più grave.
Collaborazionisti. Soldatini zelanti della scuola delle competenze e del merito, i cui fili sono mossi concretamente da Dubai, vale a dire da uno dei, e naturalmente da altri, centri del capitalismo mondiale.
E la scuola, non doveva essere leva di emancipazione? Sicuri che l’adorazione dell’innovazione non conduca radicalmente in direzione opposta? In realtà è già accaduto.
Parlo anche di questo nel mio libro “Il mercato in cattedra” pubblicato dall’editore Mario Pascale.





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