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Decaro e la sanità: neoliberismo reale nella sua fase senescente

  • Immagine del redattore: pier paolo caserta
    pier paolo caserta
  • 19 gen
  • Tempo di lettura: 3 min

fonte immagine: Quinto Potere
fonte immagine: Quinto Potere

Lo schema politico all’interno del quale si muove Decaro è segnato dalla continuità con le logiche mercantili e privatistiche che hanno improntato il sistema di potere regionale del centro-sinistra prima di lui, e omogeneo al decennio barese di Decaro stesso. Ora, appena insediato, è il momento delle mosse, per produrre un effetto di primo impatto positivo.


Si tratta, però, di “mosse” nel vero senso della parola. Si veda il provvedimento di abbattimento delle liste d’attesa. Basterebbe analizzare la comunicazione per dedurre il metodo e risalire alla sostanza. O meglio alla sua completa mancanza:

“Vengono dati 15 giorni di tempo ai direttori generali delle aziende per presentare un piano per l’abbattimento delle liste d’attesa. Il piano entrerà poi in vigore il 15 febbraio e sperimentalmente durerà fino alla fine di giugno. Aumentiamo l’offerta, sia delle visite mediche specialistiche, sia delle indagini diagnostiche attraverso l’aumento degli orari (fino alle 23) e anche del numero dei giorni (…) Contemporaneamente dobbiamo lavorare anche sulla domanda, perché una parte delle prestazioni sono il frutto di prescrizioni inappropriate (…) Così come chiediamo uno sforzo particolare ai medici per le attività istituzionali, cioè quelle che vengono fatte all’interno delle strutture sanitarie pubbliche, privilegiando quelle attività rispetto alle intramoenia”.


Infine, si prospetta il monitoraggio, per “implementare misure”, e via insomma con il solito lessico aziendalista e neoliberale del nulla. Ma ripartiamo dall’inizio. Il primo elemento che si ricava è che il “piano” del governo regionale per l’abbattimento delle liste d’attesa consiste... nel fatto che le ASL presenteranno un piano per abbattere le liste d’attesa. Brillante. L’onere ricade dunque sulle ASL, che dovranno provvedere, per altro, a coprire i turni extra con l’organico già in dotazione. I direttori generali saranno inoltre valutati in base al raggiungimento degli obiettivi. Ci vuole poco a capire che in questo modo aumenta la pressione sulle ASL. Aumenta il carico a parità di risorse loro destinate. E anche gli oneri. E quindi lo stress per i lavoratori del settore.


Nessun intervento strutturale, quindi. Di aumento delle risorse economiche neanche a parlarne. Ma come si fa ad abbattere le liste d’attesa senza investire nella sanità pubblica? E senza un piano di stabilizzazione del lavoro? Non manca nemmeno lo stratagemma di spostare l’attenzione sulle “prescrizioni inappropriate”, all’origine del 40% delle prestazioni di troppo. Come a dire: i medici di base devono stare più attenti. Ma i medici di base sono oberati di lavoro e di pazienti. Che facciamo, li mettiamo nella condizioni di lavorare in modo più sereno? Certo che no, si raccomanda loro di stare più attenti a non fare “prescrizioni inappropriate”. Quello di Decaro è uno spostamento d’attenzione a costo zero.


Abbattere le liste d’attesa diventa, quindi, essenzialmente un problema di razionalizzazione. Attenzione perché questa è esattamente la poltiglia concettuale che ha distrutto la sanità pubblica. Diventa tutto questione di "razionalizzazioni", di "ottimizzazione", che significa a monte che tutto va abbastanza bene e si tratta soltanto di attuare migliori e più illuminate logiche di gestione di sistema; e significa poi almeno altre due cose collegate: 1) Nessun investimento nella sanità pubblica; 2) nessun riguardo per le condizioni di lavoro degli addetti del settore, Anzi, al contrario, le razionalizzazioni dipendono proprio, come abbiamo visto, dalla necessità di aumentare lo sforzo a parità di risorse. Sembra di trovarsi di fronte a un fordismo sanitario ma come modello di gestione di un declino già avvenuto. Neoliberismo reale nella sua fase senescente.


La ciliegina: perché i medici privilegino le attività pubbliche istituzionali a quelle intramoenia, ci si raccomanda al loro buon cuore. Ma proprio il potere di alcune lobby mediche continuerà ad impedire una soluzione del problema dell'intramoenia, che ha ricadute strutturali sulle liste d'attesa. Tutto deve restare com'è.


Tutto chiaro. È sufficiente risalire dalla comunicazione al nocciolo dell’intento politico di fondo, Che poi non ha nulla di nuovo.


Decaro è il neoliberismo in persona, quello che si presenta con l’espressione mite e bonaria. Purtroppo le categorie politiche sono state rase al suolo. Così molte persone – o almeno molte tra quel 60% del 40% degli aventi diritto che è andato a votare – si aspettano che Decaro metta mano ai gravi problemi che affliggono la sanità pubblica regionale e che impattano gravemente sui territori periferici e già fragili. Su queste aree agisce una drammatica combinazione tra lo smantellamento della Sanità e gli effetti letali delle politiche industriali e ambientali: malattie, tumori, mortalità significativamente elevata, carenza di presidi ospedalieri, lunghe liste d’attesa – appunto -, migrazione sanitaria.


Ma ora dovrebbe pensarci Decaro. O almeno speriamo, ti dicono. E perché mai dovrebbe, quando incarna tutto l’opposto? Su cosa poggia questa aspettativa, se Decaro è espressione perfetta di quelle logiche e di quelle ricette, neoliberiste e privatistiche, che hanno prodotto, in un arco di tempo lungo e con effetti progressivi e profondi, la situazione attuale?

 
 
 

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