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Sulla necessità storica del multipolarismo



Alla metà degli anni ‘50 del Novecento, l’India di Nehru, l’Egitto di Nasser e la Iugoslavia di Tito si posero alla guida del movimento dei paesi “non allineati”, con l’intento di promuovere una politica di neutralità tra i due blocchi contrapposti. La matrice comune dello sforzo dei paesi non allineati fu la liberazione dal colonialismo. Negli anni successivi il movimento, che si ingrossò accogliendo molti Stati africani pervenuti nel frattempo all’indipendenza, perseguì il difficile ma fondamentale obiettivo nel neutralismo attivo, rivendicando la partecipazione alla politica internazionale ma in una posizione di terzietà e autonomia strategica dai due blocchi. Le dichiarazioni di Lula muovono in direzione analoga: “Il Brasile deve tornare ad essere un Paese cittadino del mondo. Non accetteremo una nuova Guerra fredda tra gli Stati Uniti e la Cina. Vogliamo avere relazioni con tutti.” Il momento che stiamo vivendo presenta tratti ancor più ottusi e pericolosi, perché più instabili, della Guerra Fredda. Proprio per questo torna ad essere di grande attualità il tema del neutralismo attivo dare impulso alla transizione al multipolarismo. Purtroppo da Draghi a Meloni l'Italia è andata accentuando la sua condizione di colonialità nei confronti degli Stati Uniti.


Le posizioni di Lula sono dunque della massima importanza e bisogna augurarsi che possano innescare un circuito positivo. Altrettanto importante è l’incontro avvenuto tra il cancelliere tedesco Olaf Scholz e il presidente della Cina Xi Jinping. Certamente dettato da ragioni economiche, l’avvicinamento tra Germania e Cina, nel contesto attuale, caratterizzato dall’attenuamento delle posizioni bellicistiche della Germania, può contribuire ad aprire squarci verso il multipolarismo, che rappresenta una necessità storica. L’alternativa è la difesa oltranzista da parte degli Stati Uniti dello scettro unipolare, che non può condurre ad altro se non alla recrudescenza della competizione geopolitica.


La manifestazione per la pace di Roma deve essere riguardata nel complesso positivamente, nonostante alcuni limiti. Quanto alla contraddittoria presenza di Letta, egli è il solo responsabile della sua insipienza, che costituisce la sua sola qualità "disarmante". Quella della manifestazione di Milano, tra verità parziali, rimozioni e omissioni (Russia unica responsabile, Nato e Stati Uniti completamente rimossi dalla narrazione del conflitto e sua presentazione riduttiva come un conflitto tra Russia aggressore e Ucraina aggredita facendo d'incanto scomparire gli altri belligeranti in una guerra che avuto una lunga - e per altro documentabilissima - preparazione) è la piattaforma di chi consapevolmente (Calenda ecc.) o no (parecipanti e sostenitori, o almeno si suppone inconsapevolmente...) caldeggia la guerra a oltranza.



[foto d'archivio della conferenza di Belgrado del 1961, fonte google / Dissensi & Discordanze]

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