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Su La7 la guerra è servita


Capito su La7, venerdì sera, non accendo la televisione da parecchi giorni, mi fermo cinque minuti. Lilli Gruber, Cristiana Capotondi, Massimo Giannini, Rosy Bindi. Ciascuno dei quattro esprime indubbiamente una voce diversa, insieme mi restituiscono in un tempo brevissimo una fenomenologia completa.

Rosy Bindi, che per me è una delle pochissime personalità serie sulla scena politica, l’ho condivisa pienamente (credo mai così tanto), rilancia papa Francesco: per pasqua le armi devono tacere, serve una tregua immediata, ma non per riarmarsi. Questa strada, prosegue, è realmente alternativa, non è solo spirituale ma anche politica, quella delle armi della pace e non della guerra, mentre se seguiteremo con il tifo andrà tanto peggio, anche per l’Ucraina.

Una quinta persona, in collegamento, una signora bionda con i capelli lunghi (mi dispiace per l’identificazione molto approssimativa ma sono completamente fuori dal fatto dei talk show), prontamente inquadrata scuote la testa e subito Lilli Gruber, dando voce a quella disapprovazione, afferma: Beh, certo, Putin sta facendo una guerra davvero spietata e di distruzione. Lo dice con un sorriso di guerra sulla bocca che ricopre tutto, il suo pensiero è l’anti-Bindi, è la guerra necessaria a oltranza, è, senza dirlo naturalmente, la guerra per procura perché così vogliono gli Stati Uniti.

Tra l’una e l’altra c’era stato Massimo Giannini, che ho trovato un po' incavato negli occhi, quasi smunto in una sorta di resipiscenza parziale. Ha messo al centro il nodo energetico, giustamente. Provo a schematizzare il suo ragionamento. Il problema è tutto di noi europei, non degli Stati Uniti, che da un punto di vista energetico sono autosufficienti, ora semmai dovremo acquistare il loro gas liquido, che ci costerà di più, ma non è questo il punto – non è questo il punto, si affretta a precisare con una certa enfasi – il fatto è che l’Europa ha delegato troppo a lungo agli Stati Uniti il ruolo di gendarme ed è stato un errore, la verità è che ci ha fatto comodo. Avremmo dovuto pensarci prima ma è un fatto che ora dobbiamo rinunciare al gas russo, è difficile ma non abbiamo scelta, anche se questo vuol dire scendere a patti con il diavolo, con l’Egitto, con l’Algeria, ma non possiamo fare diversamente, conclude. L’intero suo ragionamento è infinitamente meno dell’audacia di Rosy Bindi, che osa non essere minimamente in linea, ma è comunque fin troppo per la Gruber, che gli riserva uno sguardo piuttosto arcigno. Così Giannini mi sembra uno che si sveglia all’improvviso capendo di aver lavorato per la causa sbagliata ma non sa come dirlo. Una parte di lui vede finalmente l’incantesimo ma infrangerlo dissociandosi gli sembra ancora troppo.

La cinica, il semi-resipiscente, Rosy Bindi.

E poi, come un buon condimento, Cristiana Capotondi (che fa lo stesso mestiere di Zelensky e in più è una dirigente sportiva), la voce della solidarietà, ovviamente, giustamente si dirà: racconta che la sua azienda impiega diversi lavoratori ucraini e li ha portati in Italia con le famiglie, provvedendo a tutte le spese (questo lo precisa più volte); aggiunge che papa Francesca deve fino in fondo dare una possibilità anche al diavolo e che questo è bello, restando sulla stessa linea, dunque, dell’equivoco gruberiano. Insomma, è il momento della causa che appare sempre nobile e giusta sotto tutti i crismi ma confermando lo schema unico preferito nei salotti del progressismo reazionario, quello della rimozione della complessità, la solidarietà come strumento di convalida della narrazione unilaterale, meritorio e umanitario, come dubitarne, ma sempre e intenzionalmente senza profondità, sempre tenendo fermo il quadro della malvagità che ha un volto netto e uno solo, senza mai ampliare lo sguardo, è dunque il completamento del cinismo di Lilli Gruber.

La guerra è in tavola, gli Stati Uniti non c’entrano, quello del papa deve essere un messaggio solo morale, dunque non politico, che quindi per definizione può restare disatteso, l’Ucraina deve diventare un pantano, la solidarietà è la ciliegina, il dessert che comprova la qualità del pasto.

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