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Onestà, cambiamento, coerenza: dalla propaganda alla realtà


16 marzo 1993: il deputato leghista Luca Leoni Orsenigo sventola il cappio in aula a Montecitorio.

Per anni il M5S ha martellato, da una posizione protestataria, la sua narrazione incentrata principalmente su due categorie, quella di onestà e quella di cambiamento, con il corollario di “mandare a casa” la vecchia politica e dunque strettamente collegate alla critica alla partitocrazia. Ora:


<<Onestà>>, e vai al governo come zerbino della Lega, la cui parabola politica iniziò con il cappio in parlamento come simbolo (forcaiolo) della lotta alla corruzione per proseguire con i diamanti in Tanzania e la laurea comprata del Trota e culminare, non senza una molto prevedibile coerenza del resto, nei 49 milioni indebitamente intascati.


<<Cambiamento>> e impeto anti-sistema, e vai al governo come zerbino della Lega, cioè con il più vecchio dei partiti presenti sulla scena politica italiana, nato nel 1989 nel tratto conclusivo della tanto deprecata Prima repubblica per divenire nella Seconda l’alleato strategico nell’egemonia politico-culturale berlusconiana.


Aggiungerei la sempre invocata <<coerenza>>, e vai al governo come zerbino di Salvini, del quale avevi sempre detto peste e corna.


Onestà, cambiamento e coerenza? Ci sarebbe da provare proprio molto imbarazzo, se solo si fosse capaci di imbarazzo.


(Si ma certo, <<e il PD, allora?>>. Tacete.)

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